Quando si parla di Pellegrino Artusi e del suo celebre libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, si immagina spesso la figura solitaria dell’autore intento a raccogliere ricette e tradizioni culinarie italiane.
Eppure, dietro quel lavoro che ha contribuito a costruire l’identità della cucina italiana moderna, c’era anche una presenza fondamentale: Marietta Sabatini.

Non fu una semplice domestica, come talvolta è stata descritta, ma una collaboratrice attenta e intelligente, capace di affiancare Artusi sia nella pratica della cucina sia nella costruzione linguistica del suo libro.

Marietta Sabatini: la collaboratrice di Pellegrino Artusi

Marietta Sabatini nacque nel 1860 a Massa e Cozzile, in Val di Nievole, nel cuore della Toscana.
Quando entrò nella casa di Pellegrino Artusi a Firenze, portò con sé una qualità rara per l’epoca: sapeva leggere e scrivere.

In un’Italia ancora largamente segnata dall’analfabetismo, soprattutto tra le donne del mondo rurale, questa capacità la rese molto più di un’aiutante domestica. Marietta partecipava alla vita intellettuale della casa, leggeva testi ad alta voce e collaborava alla revisione delle ricette che Artusi raccoglieva e sperimentava.

La sua presenza quotidiana nella cucina di casa Artusi le permetteva di testare piatti, correggere passaggi e verificare che le preparazioni funzionassero davvero nella pratica.

La lingua toscana nella “Scienza in cucina”


Uno degli aspetti più affascinanti del contributo di Marietta riguarda la lingua.

Il libro di Artusi non è solo una raccolta di ricette: è anche un testo che ha contribuito a diffondere una forma di italiano vivo e parlato, capace di unire un paese che, alla fine dell’Ottocento, era ancora linguisticamente frammentato.

Molte espressioni presenti nelle ricette riflettono infatti il linguaggio spontaneo della Toscana quotidiana. Termini come ramerino per indicare il rosmarino o diminutivi affettuosi come ramettino e ciocchettina portano nelle pagine del libro un tono familiare e concreto.

Questo lessico, semplice e immediato, contribuì a rendere La scienza in cucina un manuale accessibile a tutti, non solo agli esperti ma anche alle famiglie che volevano imparare a cucinare.

Il Panettone di Marietta

Tra le ricette più celebri del libro compare anche un dolce che porta il suo nome: il Panettone Marietta.

Artusi lo dedicò esplicitamente a lei, riconoscendo il ruolo che aveva avuto nella sua preparazione. Si tratta di una versione domestica e semplice del panettone, pensata per essere realizzata facilmente nelle cucine di casa.

Questa ricetta è rimasta una delle più amate tra gli appassionati del libro artusiano e, ancora oggi, continua a incuriosire cuochi e pasticceri. Non a caso, negli ultimi anni il panettone è diventato una nuova passione anche per molti pizzaioli, che sperimentano lievitazioni lunghe e tecniche artigianali simili a quelle utilizzate per l’impasto della pizza.

Una figura discreta ma fondamentale nella cucina italiana

Marietta Sabatini non firmò libri né cercò notorietà. Il suo contributo rimase silenzioso, nascosto tra le pagine di uno dei testi più importanti della gastronomia italiana.

Eppure la sua presenza ricorda quanto spesso la cucina nasca dal lavoro condiviso, dall’esperienza pratica e dal dialogo tra chi scrive e chi cucina davvero ogni giorno.

Dietro molte delle ricette che hanno contribuito a costruire la tradizione culinaria italiana c’è infatti un intreccio di mani, saperi e gesti quotidiani.

E forse è proprio questo il segreto della cucina che continua a parlare ancora oggi: una storia fatta di persone, di lingua viva e di ricette che attraversano il tempo.

Redazione di Bellagrò


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